Aggiungere parole a vanvera è sempre stata una mia prerogativa di prima classe, sono un artista dell’improvvisazione insensata su tastiera: anche ora vi ricorro perché l’arte sta nel non sapere che dire e nel non volere dire ma dire egualmente. S’inventa ogni giorno qualcosa per potersi dire che siamo più grandi di prima, del giorno prima o dell’anno prima: la banalità è che che diventiamo più vecchi, la certezza è che grande è una parola senza significato se non ci entra una quantità fisica ponderabile. È ora di salvare queste prime righe e tornare a passare il tempo ad analizzare lo strumento, dimenticandoci del fine. Solo così ci tiriamo fuori, almeno per un poco di tempo, dalla dannazione dell’utile.
Sbandiamo senza sapere di potere farlo impunemente se fossimo uomini. I caporali abbondano sulla faccia della Terra e la sera non viene.
Dovrei dormire ma non significa che debba farlo.